Renzi, i tweet e i numeri sulla disoccupazione. Deliri da eterologa

5 GIU 15
Ultimo aggiornamento: 01:40 | 14 AGO 20
Immagine di Renzi, i tweet e i numeri sulla disoccupazione. Deliri da eterologa
Al direttore - Ci sono tanti modi per fare politica, per convincere i malpensanti. Si può restare nel classico, e cercare di passare per aristotelici, a patto però di aver letto se non tutti almeno uno dei suoi otto libri. Oppure scegliere un metodo firmato per fare passare il messaggio e lasciare intendere di essere fit to lead. Chessò, si può fare politica urlata, oppure sussurrata, si può anche virare sul luogocomunismo di bandiera. Oppure? Oppure si può decidere di scegliere un modello che oggi paga e fare come Salvini. Che la politica la fa felpata.
Gino Roca
Al direttore - Editorialisti, analisti, politologi, vincitori e vinti hanno tutti detto con competenza la loro sulla recente tornata elettorale. Sommessamente e con il ritardo tipico di chi vuol farsi notare, vorrei dire la mia, introducendo nella discussione il peso del fattore “C”, cioè il culo di Renzi: ha vinto dove la Bindi gli ha piantato un casino istituzionale e ha perso dove la sinistra (sinistra?) gli ha diviso il partito. Se non è culo questo!
Valerio Gironi
Renzi in effetti sta provando a rigirare la frittata, utilizzando la sconfitta in Liguria per ridimensionare il peso della minoranza del Pd. Francamente mi sembra secondario. Renzi oggi ha ancora un patrimonio incredibile – elettorale e parlamentare – che può utilizzare. E prima che arrivi la prossima campagna elettorale (amministrative, primavera 2016) è bene che si dia qualche frustata al cavallo dell’economia. Senza dimenticarsi che è vero che l’Italia sta riacciuffando qualche nuovo posto di lavoro ma è pur vero che l’Italia anche su questo fronte cresce a un ritmo terribilmente inferiore al resto d’Europa: ad aprile, da noi, la disoccupazione è scesa rispetto a un anno fa dello 0,1 per cento ma prendendo lo stesso arco temporale in Europa la disoccupazione è scesa dello 0,6 per cento. Ricordarselo prima del prossimo tweet.
Al direttore - Non ho mai capito come si calcola la produttività di un paese. La Norvegia è al primo posto, ma solo perché vive di rendita, insomma grazie al petrolio. E gli altri? Un paese dove un pacchetto impiega tre giorni per percorrere 50 chilometri, dove per una carta d’identità ci vogliono due settimane, dove i treni sono in perenne ritardo (nonostante la tratta più lunga sia di 80 chilometri), dove si è sempre fermi in autostrada persi in chilometriche file… brilla per produttività. Questo paese è il Belgio. Che sopravanza l’Italia di anni luce, secondo le classifiche elaborate qua e là per il mondo. Rivaluto e di tanto l’Italia.
Lucia Marinovic
Al direttore - Stanno emergendo le testimonianze di figli/figlie nati con gameti estranei alla coppia, cioè avuti con la fecondazione eterologa. Uno studio interessante intitolato “Mio papà si chiama donatore” (“My daddy’s name is donor”) rivela il malessere di chi è stato privato del padre e della madre naturale. Quando i figli lo vengono a sapere si rendono conto – così scrivono – di essere al mondo per far piacere agli adulti ma non per loro stessi. Alana Newman e Hattie Hart hanno scritto sul Federalist un articolo in difesa di Dolce e Gabbana che hanno avuto il coraggio di contestare la fecondazione eterologa e hanno subìto la pesante condanna di Elton John. Come al solito chi non ha mai voce per protestare, cioè i bambini, non conta. Sono nate associazioni di questi figli dell’eterologa che in rete raccontano le loro storie sentendosi privati del diritto di sapere chi è il loro padre o la loro madre.
Gabriele Soliani
La conoscenza dei genitori è, secondo me, una condizione necessaria per la definizione del proprio io, della propria psiche e della propria identità. Oggi, purtroppo, il criterio con cui si ragiona sui temi bioetici prescinde molto spesso dal merito e si basa più su un ragionamento lineare sintetizzato bene da Hilary e Steven Rose in “Geni, cellule e cervelli”: “Siccome alcuni stati esteri lo permettono, deregoliamo pure noi, visto che in un mondo globalizzato regole efficaci non possono esistere… e con gli stessi motivi si potrà un giorno liberalizzare la clonazione degli scimpanzé”. Su questo punto, dunque, tutta la vita con Dolce e Gabbana.
Al direttore - E così pure a Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, cantore della sinistra mainstream, scappa una frase tipo “però, non è poi così male fare un po’ d’esperienza da ragazzi, anche fosse aggratis” e viene subito asfaltato dal #popolodelweb. Non vedevano l’ora di aprire come una scatoletta di tonno pure il “ragazzo fortunato”.
Mario Benedetti